Valentina Bighetti - SVE Brasile 2009

Inserito il 30/01/2012 alle ore 15:23

Dalla fogna a cielo aperto i girasoli provano a respirare...

Quando sei occidentale ti porti dietro una storia pesante e scomoda.

Quello che hanno fatto prima di te pensi non ti riguardi, in fondo tu che c’ entri mica eri la’...

Invece rappresenti tutte quelle ingiustizie, quella prepotenza, quella superiorità data solo da una maggiore cattiveria, da una presunzione che nasce dalla consapevolezza di poter colpire.

 Viaggi anche con la voglia di riscattare quell’idea che hanno della tua cultura, dell’ Occidente, del bianco colonizzatore...

Ma devi fare i conti con chi viaggia e non la pensa come te e porta avanti quel modello di “superiorità”. Per esempio mi e’ capitato di incontrare persone che disprezzavano la gente ed il posto in cui avevano scelto di vivere, ho sentito usare da queste persone (volontari, cooperanti, impresari, viaggiatori occasionali) chiare espressioni di razzismo, commenti continui sulla mancanza d’ efficienza delle strutture, lamentarsi addirittura sul modo che gli autoctoni hanno di esprimersi cioè sul loro modo di essere! Insomma nel posto in cui avevano scelto di vivere  era tutto sbagliato. Per me questo e’ assurdo. Mi sono sempre chiesta perché allora queste persone non restano al loro paese così da non colonizzare ancora, così da non sporcare ancora.

Poi ci sono quelli totalmente inconsapevoli di cosa stiano facendo e’ si sentono migliori prendendo  fra le braccia i  bimbi poveri e disagiati, un abbraccio 2 caramelle poi si torna al paese dicendo come quei momenti ti abbiano cambiato la vita... Peccato che dopo poco si ritrovino a pensare che il tipo al semaforo e’ uno scocciatore e dovrebbe tornarsene da dove e’ venuto.

Dovremmo sempre fare i conti con noi stessi e metterci in discussione, lottare davvero con i limiti che abbiamo accettando anche di fare sbagli che ci sembra non possano appartenere al nostro modo di essere. 

Io sono Valentina ho vissuto 2 anni in Tanzânia e adesso vivo nella città di Salvador in Brasile, ho vissuto e vivo in questi paesi grazie al lavoro volontario. Ho sbagliato tanto e continuo a sbagliare.

Ogni giorno lotto con l’ inadeguatezza di essere quella che sono culturalmente, non significa che io disprezzi il posto dove sono nata e la mia cultura e’ solo che bisogna essere obiettivi. In questo momento, grazie allo SVE, lavoro per un’ associazione (IBCM, istituzione di beneficenza Conceição Macedo) che si occupa di vari settori. L’ organizzazione nasce nel 1989, le attività promosse dal centro IBCM  sono rivolte soprattutto alle persone malate di HIV, alle persone che vivono per la strada, aiutano più di 1000 persone tra adolescenti, professionisti del sesso, giovani, ragazze Madri, famiglie disagiate. Tutto e’ iniziato per la strada appunto, la fondatrice Conceição Macedo (infermiera) quando finiva di lavorare dava assistenza a un paio di famiglie che vivevano in strada. Da lì parte tutto, arriva Padre Alfredo (uomo dal carattere forte e pratico) che decide di prendersi insieme a lei e ad altri volontari la responsabilità di portare avanti un’impresa difficile, da lì parte la consapevolezza che dovranno rinunciare alla loro vita per quella degli altri, da lì

parte la voglia di aiutare sempre più persone, da lì parte anche la paura a volte di non farcela e la forza che invece nonostante tutto ce la faranno ed in effetti e’ da più di 20 anni che ce la fanno!

I progetti che portano avanti  non sono diretti solo ad assistere ma hanno anche l’ intenzione di direzionarsi verso lo sviluppo, la consapevolezza e il reinserimento nella società delle persone in difficoltà che aderiscono ai progetti, assistenza medica e particolare attenzione alla prevenzione sull’ AIDS.

Una delle strutture principali e’ il centro diurno che ospita 40 bambini di età compresa tra i 4 ai 12 anni che o loro stessi sono affetti dal virus o i genitori sono portatori. Si garantisce l’ istruzione primaria, 3 pasti completi e l’ assistenza medica.

Inoltre 15 di queste famiglie (quelle più in difficoltà ) hanno beneficiato dell’ assegnazione di una casa nello stesso quartiere dove si trova il Centro. Io lavoro principalmente in questo centro, lavoro in cucina aiuto  i cuochi a lavare e preparare i pasti per le persone, ed e’ per questo che ho lottato con me stessa, all’ inizio non capivo perché dovessi solo stare lì a lavare e tagliare verdura, perché non mi facevano da subito partecipare a tutte le altre attività che svolgono... Poi con il tempo ho imparato che vale di più una chiacchierata in cucina lavando piatti con i miei amici Isabel e Reginaldo che programmare chissà quale attività senza neanche sapere il Portoghese! Ho imparato che devi avere pazienza e capire almeno un po’ il posto in cui stai vivendo, la gente che incontri e il modo di lavorare.

Noi siamo ospiti e noi stessi decidiamo se rimanere tali o iniziare un processo che ci possa condurre verso l’ inserimento  cambiando la nostra condizione da ospiti a collaboratori attivi nei progetti. Da un paio di mesi ho iniziato a partecipare anche ad altre iniziative sempre promosse dall’ organizzazione. Una notte siamo andati per il lungomare a distribuire preservativi ai professionisti del sesso (prostitute, viados) e’ una delle tante attività che Conceição svolge insieme ai volontari ogni primo giovedì del mese. Ogni primo mercoledì del mese riunione, distribuzione cibo e attività ludiche con il gruppo di persone sieropositive Speranza e ogni ultimo mercoledì del mese incontro con un gruppo di persone che vive per strada e distribuiscono loro la spesa per la settimana, pranzano insieme a loro e controllano le condizioni di salute degli stessi.

Inoltre tutte le notti, di tutti i mesi di tutti gli anni Conceição fa’ il giro delle favelas da sola per vedere come stanno le persone che vivono per strada(la gente di rua), se necessitano di medicine o anche solo di una chiacchierata con la persona che per loro ci sarà sempre, il loro angelo della notte...

Fra le principali azioni c’ e’ anche l’ inserimento nel mondo del lavoro di adolescenti che hanno condizioni di vita disagiate. L’ inserimento segue un iter che parte dalla selezione dell’ adolescente tramite criteri dettati dalla gravità di condizione economica e sociale poi si svolgono 2 mesi di formazione specifica secondo anche le esigenze dell’ impresa che richiede gli apprendisti per poi garantire ai giovani un regolare contratto di 2 anni come apprendista.

Partecipo alla formazione del progetto Adolescenti Apprendisti con un cineforum che si rivolge alla storia del Brasile, documentari che trattano i temi della criminalità, della colonizzazione, del turismo sessuale ect... Grazie a Peter il coordinatore del progetto ho potuto essere libera di proporre questa cosa e di lavorare insieme a loro senza limiti.

Penso sia una cosa utile per entrambe cioè per me e per loro. Ho pensato che quando ero adolescente io non sapevo molto del mio paese, di quello che mi circondava e magari una maggiore consapevolezza mi avrebbe portato ad agire prima su me stessa e nella vita in generale. Sapere come nascono le ingiustizie, significa anche avere gli strumenti per lottarci, remare contro, sapere che, anche se pochissime volte, l’ unione degli ideali ha portato il popolo a vincere nonostante tutto,

non lasciarsi andare al pensiero che tanto non può cambiare nulla, avere la forza ogni giorno di pensare che anche se fra un milione di anni il mondo potrebbe essere migliore per quelli che verranno dopo di noi. Ma non e’ facile e a volte mi sembra tutto così impossibile e inutile che mi vivo le cose in modo egoista pensando solo a quello che mi fa stare meglio, mi capita, e quando succede mi destabilizzo non so’ da che parte andare...

Vado a lavoro e quando guardo quei girasoli che cercano di respirare mi commuovo e da quella commozione capisco che ancora non mi sono persa, che ancora ho voglia di lottare.....