Maria Letizia Canale - SVE in Inghilterra 2012

Inserito il 23/05/2012 alle ore 15:16

Il mio primo approccio con l’Inghilterra è stato salire in auto, dal lato sbagliato! E la pioggia! L’immancabile pioggerellina, o light rain come la chiamano qui, che mi ha fatto compagnia, ininterrottamente, durante la mia prima settimana da volontaria. E non solo…
La mia destinazione (ormai la mia casa) era CSV Preston, un’associazione che tramite i nuovi media e l’educazione non formale, cerca di coinvolgere e recuperare giovani con minori opportunità.
Un ufficio colorato, quello CSV,  pieno di attrezzature professionale di ogni tipo, fotocamere, telecamere, sala d'incisione, mixer audio, diversi software di video grafica, strumenti musicali, software, e giovani, soprattutto tanti giovani.
Sono arrivata a Preston, la città che mi ospita, con l’idea di poter aiutare dei giovani, o  studenti, come li chiamiamo noi, nei loro progetti di apprendimento non formale, nella fotografia, nelle riprese e nel montaggio video etc… e allo stesso tempo migliorare se non addirittura acquisire nuove competenze. Poi ho capito che lo SVE non è solo questo. Essere volontario europeo significa lavorare per un progetto sociale, aiutare quelle persone con meno opportunità,  persone svantaggiate, come i ragazzi che seguo in CSV.  Gli students come li chiamiamo in CSV, non sono ragazzi facili, spesso provengono da situazioni di disagio familiare e sociale: ognuno di loro con un back ground diverso, ma tutti accomunati da una vita piena di difficoltà.
Tra i problemi più comuni genitori (o loro stessi) con dipendenza da alcool e droga,  difficoltà di apprendimento, o comunque problemi di inserimento sociale che li hanno portati lontano dalla scuola, lì dove dovrebbero essere alla loro età.
Aiutare questi ragazzi non era solo supportarli nei loro compiti, nelle attività formative, come aiutarli nei loro progetti personali, nelle riprese video o nei photo shoot, era soprattutto cercare di stimolarli, coinvolgerli in nuove attività o solo ascoltarli.
E’ così che ho capito che essere volontario è diverso. Non è solo fare un’esperienza di lavoro e di formazione professionale. Ciò che conta non sono le competenze lavorative che acquisisci, o il supporto che dai all’azienda che ti ospita, ciò che conta è  soprattutto cosa riesci a dare dal punto di vista umano.
Essere volontario ti fa sentire parte di un qualcosa, il dente di una catena, il meccanismo di un ingranaggio che non gira intorno al denaro, ai bilanci dell’azienda, ma intorno alle persone, spesso quelle più deboli, un meccanismo che ti permette di aiutare gli altri, di fare del buono per qualcuno, anche per te.