Leonardo Amico - SVE in Russia 2009

Inserito il 04/05/2012 alle ore 14:40

Youth Theatre Light

Samara è una città di un milionetrecentomila abitanti, situata lungo il Volga, non distante dal Kazakistan. Io ci sono arrivato di notte, con un volo da Fiumicino. La, neve e ghiaccio nonostante fosse già Marzo. E lungo la strada buia, senza segnaletica, che dall'aeroporto arriva in città, ho pensato a come sarebbero stati sei mesi così lontano da tutto: posti conosciuti, una lingua familiare, una cultura almeno europea, la mia solita vita da studente. Tutto quello che comportava la mia scelta di un periodo di volontariato in Russia. E all'inizio è stata dura. Ci sono volute alcune settimane, prima che il tragitto dall'appartamento che condividevo con altri volontari, alla fermata dell'autobus più vicina, diventasse familiare. Il grigio groviglio di strade ghiacciate e il medesimo uniforme colore degli enormi palazzi disposti senza ordine del mio quartiere popolare, non era accogliente. Theatre Light (il mio progetto nel programma di volontariato) è un'associazione che si occupa di HIV, problema che in Russia e nella regione di Samara, ha dimensioni non trascurabili. L'obiettivo che si prefigge è sensibilizzare i ragazzi riguardo la prevenzione, mediante spettacoli teatrali e training interattivi. Circa venti attori volontari, oltre al direttore e al regista, costituiscono l'associazione. Io e Riet (una volontaria belga, con me nel progetto), nonostante iniziali difficoltà di comunicare con il nostro non-russo e il loro non-sempre-inglese, ci siamo sentiti accolti, come se il solo essere lì avesse già un enorme valore. Abbiamo avuto una preparazione per tenere delle lezioni in inglese HIV e prevenzione dall'infezione, ed io ho anche preso una piccola parte in un loro spettacolo, con un ruolo che mi si addiceva: uno studente straniero a Samara, che non parla e fraintende il russo. Per tutta la fredda primavera ho trascorso molte sere nell'università dove il teatro si riuniva per provare, mentre la mattina la passavo a studiare russo, subito utile con le signore del mercato vicino casa, dove andavo quasi quotidianamente a fare la spesa. Con gli inizi di Maggio, la cortina di grigio e ghiaccio che ricopriva tutta la città si è finalmente sciolta, e con essa il velo triste della stagione fredda. Gli alberi hanno cominciato a riempirsi di verde, i laghi hanno iniziato a sciogliersi e insospettabilmente persino lungo i lati della strada, da sotto la polvere, sono spuntati i primi fili d'erba. E in molti hanno iniziato a trascorrere le giornate nei numerosi parchi della città, in inverno anonime distese di terra brulla, ora riempite di verde e gente a riposo. I banchetti di pesce secco e Kvas (tipica bevanda analcolica di pane macerato e zucchero) si sono moltiplicati lungo le strade e la fabbrica di birra lungo il Volga è ora presa d'assalto da interminabili code di persone. L'estate che da li a breve sarebbe arrivata ha intensificato ancora l'atmosfera allegra, riempito le spiagge del fiume con orde di bagnanti in mutande e allungato le serate passate nella via del centro tra suonatori di djembe, giocolieri,  mangiafuochi di improbabili comunità locali rasta e neo-hippy. Fino a Settembre, mio ritorno in Italia. Samara è un luogo di contrasti. Ragazze bellissime in tacchi a spillo mangiano aringhe affumicate alle fermate dell'autobus, vecchie case di legno cadono a pezzi di fianco alla futuristica stazione ferroviaria di vetro e metallo e macchine costose sono parcheggiate di fronte ai poveri palazzi delle periferie. Poi tutte le persone che ho conosciuto: signore buone e vecchie sempre con occhiate storte, brutti incontri e ottimi amici. Un posto intenso, che tra il minimo e il massimo lascia molto poco in mezzo e che per questo, nonostante le difficoltà, ho amato molto.