"La mia Cina". L'esperienza estiva di Matilde, una giovanissima studentessa piemontese

Inserito il 16/10/2017 alle ore 11:25

Quest'estate ho deciso di mettermi alla prova e ho trascorso due settimane nella città Zhengzhou, in Cina. Ho viaggiato in molti Paesi , anche fuori Europa, ma sempre con i miei genitori e l'unica esperienza "individuale" é stato un soggiorno studio in Irlanda. Prima di partire ero piuttosto preoccupata perché mi avevano presentato la cultura cinese in base agli stereotipi di noi occidentali, temevo di trovarmi catapultata in una specie di mondo totalmente diverso e di non riuscire ad adattarmi, ma adesso sono sicura che bisogna vederlo  e "viverlo" un paese prima di trarre conclusioni. Devo dire che sono rimasta sorpresa quando, uscita dall'aeroporto, mi sono ritrovata in una città con 7 milioni di abitanti, tutti cinesi e nessun turista, palazzi medi di 40-50 piani e cinesi che parlavano veramente solo il cinese. Mi sembrava davvero di essere in un altro mondo. La mia famiglia ospitante (di cui solo la figlia parla inglese) ha subito cominciato a chiedermi domande su domande, per loro é un'occasione unica vedere e conoscere una persona straniera perché zhengzhou non é una città affatto turistica, gli unici stranieri sono professori di inglese. Io, tutta emozionata rispondevo alle loro domande con l'aiuto della mia formidabile sorella-interprete cinese e a mia volta le chiedevo abitudini e informazioni per avere un'idea di come comportarmi e di cosa aspettarmi. La prima cosa che ho scoperto é che i cinesi sono estremamente gentili e ospitali. Infatti I primi tre giorni, prima che cominciasse la vera e propria attività di volontariato, mi hanno portata ad assaggiare diverse pietanze tipiche e, sebbene fossi preoccupata anche riguardo l'alimentazione, ho trovato diversi piatti che mi piacevano, e anche molto. Ho visitato la città e ho conosciuto gli altri tre volontari, un ragazzo e una ragazza di Praga e un ragazzo di Milano. Sia i professori che la mia famiglia si sono dati da fare per trovare delle attività per noi: di giorno visitavamo il centro e di sera ci portavano a mangiare in ristoranti che cucinavano piatti diversi, in modo che potessimo assaggiare il più possibile della cucina cinese. Sembravano banchetti più che cene.
 Trascorsi questi primi giorni ad adattarci al nuovo ambiente, abbiamo cominciato a lavorare. Il lunedì é stato piuttosto leggero, infatti abbiamo assisto alla cerimonia di apertura del corso in cui abbiamo iniziato a conoscere i ragazzi e la struttura della scuola. Essendo una sorta di campo estivo gli alunni partecipanti erano solo 40, divisi in 4 classi da 10. Ogni giorno ognuno di noi doveva avere due lezioni della durata di due ore (dalle 9 alle 11 e dalle 14 alle 16) in due diverse classi e il giorno dopo altre due lezioni con le classi mancanti. Il primo problema che ho affrontato é stato capire come coinvolgere i ragazzi, miei coetanei, e come non annoiarli. Questa posizione di amica-insegnante é stata davvero difficile da capire all'inzio, soprattutto perché non avevo mai avuto un'esperienza simile e non sapevo come avrei potuto ricoprire entrambi i ruoli. Noi volontari abbiamo discusso su cosa sarebbe stato meglio fare e ci siamo confrontati sulle lezioni che volevamo tenere per evitare che la stessa classe dovesse ascoltare due volte le stesse cose. Ovviamente c'era anche da tenere in considerazione che era estate anche per loro e che se avessimo parlato solo noi per due ore, si sarebbero annoiati e non avrebbero imparato nulla. Dunque abbiamo deciso che ogni lezione si sarebbe divisa in due parti : per i primi quarantacinque minuti avremmo portato delle presentazioni da proiettare sulla lavagna multimediale mentre parlavamo (in modo che seguissero meglio ciò che avremmo detto) e il tempo restante lo avremmo dedicato a giochi e attività in cui sarebbero stati obbligati a parlare inglese (questo avrebbe migliorato pronuncia e vocabolario). Il piano funzionava bene ma ogni classe era diversa, anche se i problemi che ho riscontrato erano essenzialmente gli stessi: i ragazzi avevano una buona conoscenza grammaticale ma pessimo parlato e pessima comprensione, a parte qualche eccezione.
Inoltre sono molto timidi e introversi, quindi all'inizio comunicare con loro é stata una vera e propria sfida. Ma man mano che passavo il tempo con loro capivo che si interessano molto della nostra cultura e della nostra vita privata. Questa é stata una gran scoperta, perché mi ha permesso di rompere il ghiaccio: per un'intera lezione ho parlato di me, della mia famiglia, i miei hobby, la mia scuola e così via. Erano talmente interessati che hanno cominciato a fare domande loro stessi e la mia soddisfazione era enorme. Piano piano é diventato più facile perché sono riuscita ad instaurare un rapporto di amicizia con molti di loro. Mi invitavano spesso ad usicire dopo le lezioni: sono andata al cinema, in piscina, in un museo e a fare shopping con loro. Una ragazza una volta mi ha anche portato una borsa piena di frutta tipica. Ero contenta di questa stima che provavano e questo mi aiutava molto a capire come le mie lezioni avrebbero potuto essere interessanti, utili e divertenti per loro. Ho mantenuto i contatti con alcuni di loro e ancora oggi ci mandiamo foto, parliamo del più e del meno e ci confrontiamo ancora riguardo la Cina e l'Italia.
A partire dalla seconda settimana abbiamo cominciato a preparare la cerimonia di chiusura: ogni classe avrebbe dovuto presentare tre attività (abbiamo deciso balli, karaoke, recita e giochi). É stato veramente emozionante preparare con loro queste attività e alla fine capire quanto fossero migliorati nel giro di due sole settimane, che sono passate in modo molto, troppo, veloce. Dopo i 15 giorni passati a Zhengzhou volevo trascorrerne ancora 15, e, finiti quelli, altrettanti. Grazie a questo viaggio sono diventata  più indipendente e matura di prima e ho imparato ad essere più sicura di me stessa e ad avere più fiducia nelle mie capacità. Ovviamente c'é stata anche la parte del divertimento e da turista che mi ha fatto innamorare della Cina e delle fantastiche persone che ci abitano. Spero in futuro di poterci tornare, ma per adesso mi tengo stretti i ricordi di questi quindici giorni che sicuramente non dimenticherò mai.

Matilde Vannoni (Programma Cina 2 settimane per studenti delle scuole superiori 2017)