Giovanna Brignone - SVE in Spagna 2012/13

Inserito il 27/05/2014 alle ore 18:01

Seduta al parco di notte, guardando dentro me stessa, provo per la prima volta a tramutare in parole il senso del mio soggiorno alla Coruña.

Ho passato i primi mesi chiedendomi che ruolo avessi io qui, in questa città dell’ovest spagnolo a volte un po’ ostile verso chi non è abituato a tanta pioggia e per tanto tempo. A chiedermi come potevo essere d’aiuto io a ragazzi con diversità funzionale (è così che preferisco rivolgermi a loro piuttosto che usando il termine “disabilità”) e a fianco a gente così professionale, dotata di tanta arte, di tanta creatività, come i colleghi che mi sono trovata ad affiancare e che usano ogni giorno il teatro, la pittura, la danza e le arti manuali per aiutare questi ragazzi ad esprimersi e a liberarsi, a dare il meglio, a guardare in faccia la vita in tutti i suoi aspetti affascinanti e crudi, oltre che a giocare e sorridere sempre.

Vecchi fantasmi che si ripresentano, sfide alle quali non riuscivo a far fronte, ostacoli che mi hanno sempre sconfitta. L’idea di non essere dotata di una forma d’arte che mi aiutasse a liberare l’energia che ho dentro e a connettere con questi ragazzi mi attanagliava e l’essere circondata da persone così creative ed estroverse, invece di essere interpretato come una risorsa mi aiutava a chiudermi, invece di approfittarne per imparare mi faceva male, contribuiva a farmi sentire “in difetto”.

Ma sono sempre i fatti che ti portano a comprendere e a reagire. E nel mio caso una difficoltà che il centro ha dovuto affrontare all’improvviso ha fatto sì che io smettessi di preoccuparmi di tutte queste stupidaggini e ha fatto uscire quello che veramente avevo da dare: tanto, tanto amore. Finalmente mi sono sentita me stessa e felice di esserlo, regalando ogni giorno allegria a questi ragazzi che in fondo hanno fatto la mia di allegria, di forza, di positività. Sono loro che mi hanno aiutato ad essere me stessa, a capire che nella vita questo è fondamentale. Conta essere se stessi e sentirsi bene per questo. Non cercare qualità che non si hanno. Se ne hanno altre, tante altre. E’ quando smetti di torturarti che esce fuori la tua vera bellezza, quando accetti quello che sei e cominci a piacerti. Io c’ho messo un po’ e chissà se ho smesso davvero di torturarmi o se è stata solo una felice parentesi. Non lo so. Quello che so è che mi è piaciuta quella parte di me che ho visto: empatica, capace di amare, di guardare negli occhi i più deboli e di capire che la debolezza è bella, è speciale nel suo essere fragile; di capire che ognuno ha qualcosa da dare a modo suo e che l’esistenza di tanti modi di essere e di esprimersi è una ricchezza. Ho capito, e forse non ne avevo ancora la certezza, che è l’amore che muove il mondo, in qualunque forma si manifesti. L’Amore per un amico, per un bambino, per un animale, per la tua terra, quella su cui cammini ogni giorno, per le piante e per il cibo che ogni giorno scegli di mangiare. Ho capito che ognuno ha diritto a una possibilità, ogni essere umano senza distinzione alcuna. Ho capito che la pazzia è bella e sempre può insegnarti qualcosa. Ho capito che siamo tutti un po’ pazzi. Che non esistono disabili mentali, abbiamo tutti qualche forma di limite mentale in fondo.

Ho capito, e non l’avevo mai pensato prima, che se avrò un figlio sono questi i valori che vorrò insegnargli prima di tutto. Ad amare e ad avere rispetto. A guardare negli occhi chi soffre e regalargli un sorriso; ad aiutare i più deboli, a non aver paura di essere debole, ci sarà sempre qualcuno su cui potrà contare; a comprendere che la diversità del mondo è una ricchezza enorme e che tutti hanno qualcosa da dare e una storia da raccontare; ad essere se stesso sempre, senza paura. Non c’è cosa più bella che essere se stessi, felici di essere come siamo.

Grazie AIND perché mi hai aiutato a fare di tutto questo qualcosa che è più di un pensiero, è qualcosa che ora mi appartiene e sempre sarà il motore di ogni mia azione.

Giovanna Brignone