Federica Guzzetti - SVE in Honduras 2008-2009

Inserito il 28/10/2011 alle ore 14:38

De Regreso De Honduras.Impressioni Spot Di Una Volontaria Sve Che “Ha Cruzado El Charco”

Eccomi qui. Reduce da 9 mesi di Honduras e ancora viva. Inevitabilmente diversa.

Alla gente che mi chiede com’è andata, che fa domande generali sul viaggio perché, ovviamente, non sa bene come approcciarmi però è comunque interessata ad ascoltare, io rispondo spesso dicendo che il “mio” Honduras è stato intenso. Nel bene e nel male ovviamente. Non posso dire che è stato tutto negativo, e nemmeno che è andato tutto da Dio … del resto 9 mesi di vita sono tanti perché tutto sia perfetto. E del resto era già previsto che non fosse tutto perfetto, che avrei incontrato delle difficoltà. Ho voluto e dovuto confrontarmi con una realtà diversa, una cultura diversa, ma anche con la mia realtà personale, la mia cultura, me stessa.

Ho messo piede in un paese con un livello consistente e percepibile di violenza sociale, dove molta gente è coinvolta in bande più o meno mafiose che si dedicano ad attività illegali (le cosiddette “Maras”) ed il tasso annuo di omicidi è piuttosto elevato. Dove se non vedi una guardia privata con un mitra circa ad ogni angolo delle città o non conosci una ragazzina su due abusata dal patrigno quasi ti sembra strano. Un paese insomma con problemi gravi e radicati.

Il lavoro come volontaria mi ha portato a sbatterci contro direttamente, a viverne alcuni sulla e “dentro” la mia pelle. Ho trascorso le mie settimane in “Hogar Querubines”, una casa di accoglienza per minorenni, solo ragazze, vittime di abusi o violenze sessuali e sfruttamento della prostituzione. Unico progetto di questo tipo, a quanto dice Casa Alianza (l’organizzazione che lo ha creato), a livello centramericano. Solitamente le ragazze vi arrivano per mediazione del Tribunale dei minori perché ricevano una migliore protezione, dato che la maggioranza ha in corso un processo contro chi ha “abusato della loro innocenza”.

Non sono soggetti facili, certo questo lo immaginavo anche prima. Ma non potevo immaginarmelo così tanto. Spesso chi fa volontariato si aspetta una qualsiasi gratificazione, che sia minima e che però ti aiuti a capire che la tua azione ha dei risultati. E’ abbastanza un sorriso, un abbraccio sincero. Purtroppo varie volte è capitato che queste ragazze ti abbracciassero per poi rubarti i soldi dalla tasca. E questa, come tante piccole “marachelle” pesanti che circa ogni giorno succedono, ti fanno sentire tradita nella buonafede e buona volontà di contribuire al miglioramento dell’umanità con cui hai iniziato la tua attività. Però bisogna abituarsi e capire quanto peso queste persone si portano dal passato, così giovani spesso e così cariche di aggressività, di vuoto affettivo. Non possono non essere confuse e non avere un comportamento non equilibrato. Ho imparato ad ammirarne sempre e comunque la forza e lo sforzo che fanno per andare avanti, anche se spesso mi sono presa le loro accuse ed i loro maltrattamenti. Mi sono sentita inutile, frustrata, e probabilmente non sono riuscita a vedere molti risultati concreti, però ho osservato, cercato di capire. E dall’altra parte dell’oceano dove i ritmi di vita sono diversi, forse è già molto tutto ciò.

Poi c’è stata la parte divertente, di scoperta, di festa, di viaggio. L’Honduras e Tegucigalpa sono piuttosto piccoli, è facile conoscere gente, altri giovani e ritrovarsi ad una serata internazionale a casa di qualcuno. Gli honduregni sono gente un po’ passiva e provinciale per certi aspetti, ancora incapace di frenare la cultura dei fast-food che gli invade le città o altri stranieri che gestiscono il turismo; ma è gente generosa e con una gran voglia di “parranda” (festa), come credo molti latini in generale.

Posso dire perciò che il tempo libero e la vita sociale sono stati soddisfatti. Mi manca già la mia tappa a mangiare baleadas (specie di tortillas di grano ripiene di fagioli e crema di formaggio-mantequilla- nella loro versione più semplice) al mercato de Los Dolores in centro a Tegus, o la mia birretta nazionale (io parteggiavo per la “Salvavida”) con gli amici al Cinefilia (un bar dove si possono noleggiare anche film). Mi mancano i disegni stile tatuaggio degli amici artisti sul mio braccio, i concerti di Guillermo Anderson che parla del suo Honduras e gli spettacoli sulla “gente de calle” della compagnia di teatro Bambù.

E poi mi manca il verde della giungla ancora incontaminata (purtroppo ancora per poco forse), i balli dei Garifuna (la minoranza nera), i colori limpidi ed emozionanti del mare caraibico intorno alla nostra vergognosa “Isola dei famosi” e la facilità con cui tutti ti danno un passaggio “en paila” (il retro scoperto della macchina), quando ti manca un po’ di pisto (soldi) per arrivare alla meta del tuo viaggio ….

Ecco perché l’Honduras in una parola per me è stato intenso. Ci sono ancora molte cose che avrei voluto fare, persone e luoghi che avrei voluto conoscere, come sempre, in ogni viaggio. Però sono tornata con un baule pieno di emozioni, riflessioni, ricordi che spero mi accompagneranno ancora per molto. E perciò mi sento di dire a tutti quelli che verranno: andate, fate esperienza e fregatevene di cercare lavoro nella frenetica Europa!