Elisa Terranova - SVE in Kenya 2007-2008

Inserito il 28/10/2011 alle ore 14:36

Mi chiamo Elisa, ho 27 anni e da settembre vivo a Nairobi ospitata da una famiglia africana. Sto svolgendo il Servizio Volontario Europeo nello slum di Mukuru kwa Njenga. L’associazione per cui lavoro si chiama Angaza Trust.

Angaza ha una scuola elementare situata appunto nello slum. La scuola e’ il punto di incontro per me e gli altri volontari dell’associazione.

Quando sono arrivata mi hanno subito chiesto se volevo insegnare nella scuola. Ho rifiutato perché il loro metodo di insegnamento e’ diverso dal nostro e in ogni caso ad Angaza non sono certo gli insegnanti che mancano! Quindi, all’inizio, insieme ad un’altra volontaria abbiamo deciso di guidare il gruppo di supporto per le madri dello slum, gruppo che già esisteva prima che arrivassimo noi, ma che in realtà non e’ mai stato avviato seriamente. Scopo del gruppo e’ quello di trovare una soluzione al problema principale a cui devono far fronte le persone che vivono nello slum, e cioè i soldi!

Naturalmente quando hanno visto una ragazza bianca far parte del gruppo, molte avranno pensato che io fossi arrivata qui per sponsorizzarle e quindi dar loro dei soldi. Immaginate le facce quando abbiamo detto loro che ci saremmo auto finanziate per iniziare il commercio della frutta e verdura (idea venuta fuori dopo varie riunioni)! Abbiamo iniziato i primi di dicembre a vendere fagiolini, ma subito dopo Natale abbiamo interrotto tutto, un po’ perché qui la gente in questo periodo ritorna nei propri paesi di origine e un po’ per le vicende post-elettorali.

Da metà gennaio mi sono ritrovata da sola alla guida del gruppo perché l’altra volontaria ha terminato le sue ore di tirocinio.

Non so definire come vanno le cose adesso … I membri del gruppo sono in tutto otto e il meeting avviene ogni venerdì. Ogni tanto si presenta nuova gente che poi non si fa più vedere.

La cosa che più mi stupisce e’ che questa gente tenta di andare avanti in tutti i modi, ma quando dai loro un’opportunità, il che significa lavorare, si tirano indietro. Forse sono talmente stanchi della vita che conducono che se per una volta qualcosa venisse dato loro senza tanta fatica sarebbe ben accetto!

Ho dimenticato di fare una breve descrizione del posto, anche se credo che non ce ne sia bisogno! La gente dello slum vive in case fatte di alluminio e cartone, per casa intendo una stanza che funge da camera da letto e cucina per tutta la famiglia più o meno numerosa che sia. Di solito accanto o di fronte ogni casa c’e’ un ruscello di acqua sporca e ovunque guardi c’e’ solo spazzatura! Durante la stagione delle piogge e’ tutto più divertente perché ti devi districare tra fosse di fango e spazzatura! Quello che si deve fare e’ saltare da una pietra all’altra. Ecco perché la gente che vive qui e’ così ginnica ed in forma!

Chiusa questa parentesi e tornando al mio progetto, posso dire che abbiamo deciso di aprire un conto in banca e con i soldi che riusciremo ad accumulare penso che decideremo di produrre per poi vendere succo di frutta. Questa e’ l’ultima idea che ci e’ venuta in mente.

Comunque, oltre a dedicarmi alle mamme del villaggio, la maggior parte di loro sono giovani madri, faccio anche alcune home visit ai bambini delle scuola, quelli che risultano avere problematiche maggiori. Insomma cammino molto per lo slum, molti di loro si sono abituati a vedermi gironzolare li attorno, ma credo che non smetteranno mai di chiamarmi mzungu (parola Swahili che significa persona bianca). Sembrano che siano felici nel solo pronunciare questa parola. Ovunque io vada mi sento dire cento mila volte al giorno:” Mzungu, how are you?”, la mia solita risposta e’:” fine, thanks, mwafrica (africano)”.

Ormai mancano solo due mesi alla conclusione della mia permanenza qui a Nairobi. Continuerò a fare del mio meglio ed ad organizzare attività che includono anche il supporto psicologico per il mio gruppo. Continuerò ad aiutare gli insegnanti della scuola ogni volta che ne avranno bisogno (di solito correggo i compiti o gli esami) e a cercare anche di fare network tra il gruppo di Angaza e gli altri gruppi di mamme presenti nello slum.

La parte più bella del mio progetto e’ la mia host family. Non mi sarei mai aspettata di conoscere persone così gentili e speciali. Fanno di tutto per farmi sentire a mio agio. Hanno imparato pure a dire buongiorno e buona notte. Mi sono molto affezionata ai miei genitori africani  e ai miei due fratellini (il più grande di 7 anni e il più piccolo di 4). Ci rispettiamo a vicenda e cerchiamo di venirci incontro in ogni modo. Sono abituati ad ospitare europei e il fatto di appartenere alla classe media africana, non gli ha certo fatto dimenticare che attorno a loro ci sono tante persone bisognose. Quello che dicono spesso e’ che Dio li ha benedetti, quindi se possono dare lo fanno senza pensarci.

 

Non mi posso lamentare delle persone che ho incontrato finora: la mia famiglia, gli insegnanti della scuola e il gruppo di ragazzi della chiesa che finanzia Angaza. Penso che il fatto di parlare Swahili mi abbia aiutato tanto ad instaurare subito buoni rapporti, soprattutto nello slum.

Spero che in questi ultimi due mesi tutto vada bene così come più o meno negli altri sette. Mi auguro che non ci saranno altri problemi politici a torturare questo Paese … nella sfortuna di trovarmi qui durante le violenze post politiche, sono stata fortunata nel vivere e lavorare in un posto pacifico e tranquillo: in Mukuru non ci sono state molte ripercussioni dopo le elezioni!