Debora e Massimo - STePs Tanzania 2010

Inserito il 30/01/2012 alle ore 15:39

Come prevedibile, è semplicemente impossibile descrivere che cosa per noi ha significato cercare, trovare e partecipare a questa esperienza, così come è impossibile sapere come questa esperienza cambierà la nostra vita.

Ciò che è certo, è che la cambierà, anzi, l’ha già cambiata…

Diremo anzitutto che ciò che ci ha convinto a scegliere Ilula e la Tanzania, oltre ad una personale preferenza per l’Africa,  è stato il progetto in sé, quello dell’Ilula Orphan Program (IOP), improntato sulla collaborazione con la società civile locale, per una crescita consapevole ed “autogestita” della popolazione.

Non cercavamo un turismo responsabile, né un’improbabile esperienza misticheggiante: eravamo spinti dalla volontà di conoscere e comprendere la realtà dei paesi in via di sviluppo per contribuire in qualche modo alla loro crescita, prendendo parte a qualcosa che durasse “oltre noi”, cioè un progetto continuativo nel tempo. In questa scelta sappiamo oggi di non avere sbagliato.

La Tanzania ci ha accolto con un caldo “tropicale” e piogge torrenziali, in tutta la rigogliosità della stagione umida: paesaggi ondulati, che spaziano dalle pianure di Dar alle montagne Udzungwa, colline ricoperte di foreste che, ci racconteranno, diventano completamente gialle nella stagione secca, da giugno a settembre.

Ma ben presto avremmo capito che qui le stagioni non incidono solo sull’abbigliamento delle persone: le stagioni fanno la differenza tra avere o no l’acqua, tra poter fare o no una certa attività, tra poter percorrere o no una certa strada…

Dall’alto del  pullman sgangherato che ci portava da Dar a Ilula osservavamo i villaggi poveri e colorati e la gente per le strade, assorta nelle attività di tutti i giorni: era come guardare un mondo alieno e incomprensibile, essere spettatore di un documentario visto tante volte in tv…questa volta tridimensionale.

Come descrivere quello che provammo quando, dopo poche ore, noi stessi eravamo parte di quel paesaggio e camminavamo su quelle stesse strade in mezzo alla gente, mentre i pullman passavano veloci accanto a noi sulla statale?

Nelle tre settimane seguenti avremmo conosciuto molte di quelle persone, avremmo lavorato con loro, parlato e mangiato alla loro tavola, visitato le loro case, condiviso i loro problemi.

Fortunatamente la Tanzania non ha conosciuto guerre da molti decenni e le diverse tribù convivono assolutamente avulse da ogni problema di confronto etnico e religioso (in tema di tolleranza noi occidentali abbiamo veramente molto da imparare da loro!)

Ma avremmo ben presto constatato che la povertà e le difficoltà di questo paese sono di gran lunga superiori a quelle che erano le nostre aspettative, e che, soprattutto nelle zone rurali, le persone vivono normalmente in case di fango, senza acqua potabile, senza corrente elettrica. Le loro case sono completamente disadorne, non ci sono arredi, né finestre, né pavimenti; non hanno suppellettili né utensili, né quasi nulla di tutto ciò che noi riteniamo indispensabile in una casa.

Non ci sono bagni né fognature, ma solo latrine all’aperto, e il rischio di colera e di altre malattie è sempre molto elevato (teniamo conto che il solo ward di Ilula conta circa 30.000 abitanti).

Le persone si cibano quasi unicamente di fagioli e ugali (una polenta ottenuta dal mais) e, se è vero che non abbiamo visto casi di eclatante malnutrizione, è altrettanto vero che la povertà della loro alimentazione pregiudica spesso anche il corretto risultato delle cure mediche (in particolare dei farmaci antriretrovirali contro l’HIV).

Già, l’HIV…perché se in Tanzania la percentuale di sieropositivi ha raggiunto nel 2007 il 6,2% (uno dei più elevati dell’Africa, ma alcuni stati arrivano anche oltre il 20%) qui a Ilula si parla del 30% di persone infette.

E quindi, nella generale tragedia che vive questo continente, si aggiunge il dramma degli orfani, che rappresenta ormai in molte zone una piaga sociale insostenibile.

Il problema HIV, infatti, non resta confinato tra gli adulti infetti, ma crea nuove generazioni di bambini già malati, che genereranno nuove generazioni malate che saranno nuovi probabili orfani, e così via, in circolo vizioso senza apparenti vie d’uscita…

Non stupirà quindi che le attività dell’ONG che ci ha ospitato sono partite proprio dal prendersi cura degli orfani.

Chi deciderà, come noi, di partire per Ilula, avrà l’onore e il piacere di vivere nel Centro che ospita, oggi, circa 30 ragazze orfane, condividendo con loro la quotidianità, e potrà partecipare alle molte interessanti iniziative che da qui prendono vita con l’intento di supportare la popolazione, creare occasioni per sviluppare l’economia locale ed elevare il livello di istruzione e di consapevolezza delle persone.

Non sapremmo raccontare se sia stato più emozionante ed arricchente partecipare ad un incontro del Vicoba (Village Comunity Bank) o aiutare Anastasia a testare l’HIV nel piccolo villaggio di Itungi, se lavorare al cantiere della nuova High School spalando e trasportando secchi di terra o visitare le foster families per verificare le condizioni degli orfani loro affidati.

Al tempo stesso non pensate di poter fare chissà cosa (ce n’è da osservare e imparare prima di cominciare ad essere utili!) e non demoralizzatevi se il fuoristrada con il quale avreste dovuto partire alle dieci del mattino si presenta alle quattro del pomeriggio, se la pompa dell’acqua del pozzo curiosamente non funziona e la doccia dovete farla con i secchi (autentico bene di lusso da tenersi ben stretto, se ne trovate uno!), se di notte un allarme difettoso vi sveglia di soprassalto, se il pullman si guasta e vi lascia a piedi a metà percorso o se i computer dell’aeroporto saltano e il pilota è costretto a decollare con i dati di volo scritti a mano…

Ilula e la Tanzania si faranno perdonare offrendovi paesaggi mozzafiato, gente semplice e sincera sempre pronta ad un festoso “habari” e ad una calorosa stretta di mano, frutta e verdura squisite, un clima strepitoso (almeno per chi come noi ama il caldo) e un cielo stellato che a raccontarlo non vi crederà nessuno…

Ma soprattutto tornerete più ricchi, di una ricchezza che forse nessuno vedrà. Vi ritroverete a pensare ai vostri nuovi amici lontani e a voler fare qualcosa di concreto per loro. Quasi più nessuno dei vostri gesti quotidiani avrà lo stesso significato e la vostra mente vi ricondurrà a Ilula e all’’Africa, a quella serena semplicità e a quella infinita povertà…

...e soprattutto vorrete tornare!