Cles, la mia nuova casa!

Inserito il 07/08/2015 alle ore 11:18
A diciotto anni, pochi mesi dopo aver finito le scuole superiori, io me ne sono andata da casa. Non è che non mi piacesse lì, o che non avessi nessuna idea di cosa fare con questa vita che mi hanno dato... (va bene, diciamo che era un pochettino anche quello – ma giusto un pochettino). Invece era soprattutto la voglia di cercare, di trovare, di esplorare. L’Italia non è mai stata un mio sogno, devo dire, in realtà volevo andare in Inghilterra, dove almeno parlavo la lingua e ero innamorata della cultura: però alla fine la vita è ciò che ti succede mentre fai altri progetti (Queste non sono parole mie, l’ha detto John Lennon). Quindi il primo settembre arrivai nel paese di Cles, non sapendo che mi sarei  innamorata anche di questo posto e un giorno l'avrei addirittura chiamato il mio paese.
 
Se questi giorni entro a Cles, tra le montagne, il lago e le mele (soprattutto le mele), so che sto arrivando a casa. 
Anche la casa dove vivo, adesso è un luogo particolare, si dovrebbe pensare: una comunità alloggio, fatta apposta per persone disabili, non può mai essere davvero un posto che offre un’atmosfera famigliare a una volontaria straniera, che all’inizio non capiva due parole d’italiano? Invece sì. A casa mia si ride, si scherza, si piange, si litiga... ci raccontiamo dalla giornata a cena, andiamo in giro insieme, e ci aiutiamo. Insomma, siamo una famiglia come tutti gli altri. Anche se all'inizio non lo avrei mai pensato e adesso non ci voglio pensare a quel giorno troppo vicino che dovrò lasciare pure questa famiglia.
 
Magari quella è la cosa più importante che ho imparato: che anche se prima o nei primi giorni mi sentivo fuori dal mondo, che ero tutta preoccupata e tante volte agitata, le cose cambieranno sempre, e quasi sempre per il meglio. 
 
Il mio lavoro in un centro di una cooperativa sociale è stato davvero una meraviglia. Non c’era mai tempo per la noia. Un giorno magari mi trovavo la mattina in giro per bere un caffè in un paese della nostra valle, e il pomeriggio di nuovo per strada, questa volta per raggiungere la piscina nella valle vicina.
 
Dall’altra parte però ho scoperto più volte che  ci vuole poco per rendersi felice: un po’ di musica, da bere e da mangiare e qualcuno che ti invitasse a ballare, e i nostri ragazzi erano contentissimi. Durante il mio anno ho avuto la possibilità di condividere la gioia delle varie feste con i ragazzi del centro e della comunità.
 
Fortunatamente ho avuto anche la possibilità di viaggiare per conto mio, accompagnata da un’altra volontaria di AFSAI che ha fatto un anno a Cles.  Così ho conosciuto anche altri parte dell’Italia, il Sud che certamente è molto diverso dal nord; e alcune delle città più grandi, che certamente sono molto diverse del paese di Cles nella Val di Non. Però anche se avessi viaggiato il doppio, ci sarebbero sempre tantissimi posti ancora da scoprire.
 
Insomma, non dimenticherò mai l’Italia e la mia esperienza, e sono contenta di aver fatto questa scelta... dopo di tutto quello che ho vissuto quest’anno, e le persone che ho conosciuto, le esperienze che ho fatto, non potrei più immaginare quest’anno in un altro modo. 
 
Ann-Sophie