Muchacha italiana viene a casarse

Quando, 6 settimane fa, mi misi in viaggio per la prima volta verso il Nuovo Continente non riuscivo davvero a figurarmi i luoghi che avrei visitato, come sarebbe stato vivere lì anche se per poco tempo. Appena uscita dall'aeroporto di Guadalajara, Jalisco il caldo e le zanzare si fanno sentire, ma sono entrambi sopportabili; mi accoglie un paesaggio collinare non così diverso da quello di casa, però la terra è più rossa e le piante tropicali, completamente differenti. Già dal primo impatto in aeroporto le persone mi sembrano molto gentili e disponibili ad aiutarti; solo l'inglese non è molto parlato, fatto che mi costringe ad esercitare fin da subito il povero e sgrammaticato Spagnolo appreso un paio di mesi prima grazie a un'App gratuita. Sono diretta ad Ocotlàn, cittadina di 100 000 abitanti. Conosco i rappresentanti di ICYE Messico, che mi seguiranno da quel momento fino alla fine del mio viaggio. Due ragazzi simpaticissimi, persone fantastiche; sono collaboratori volontari e fanno di questo lavoro una vera e propria scelta di vita. Già con loro ho modo di notare l'incredibile ospitalità tutta Messicana con la quale sarò poi accolta dalla famiglia. La puntualità invece non è una caratteristica Messicana, al contrario mi accorgo presto di una concezione del tempo piuttosto rilassata. Lo si vede anche dall'uso dell'avverbio spagnolo "ahora” "adesso" che qui aggiunge il diminutivo e diventa “ahorita” "adessino".

Fin da subito Lety e Juan Carlos, i miei host-genitori, mi fanno sentire come a casa: in qualche modo sono il terzo figlio che in questi mesi si trova in Europa di intercambio. A pranzo si mangia a tavola tutti insieme. Le tradizioni sono molto importanti in Messico. È quello che cercavo. Prima di venire qui ero stata in Irlanda per qualche mese e vedere come una fredda stretta di mano si sostituisce qui a un caloroso abbraccio mi fa sorridere. Ci si abbraccia tra sconosciuti: si viene presentati, ci si dice “mucho gusto”, e un secondo dopo si finisce uno nelle braccia dell'altro come cari vecchi amici. Ma il sorriso si apre in una aperta risata quando, conosciuta la mia nazionalità, sento che tutti mi domandano “vienes a casarte?” “Vieni in Messico per sposarti?”.

Non so cosa rispondere, poi mi viene spiegato: esiste una telenovela Messicana che sta contando milioni di telepettatori con protagonista una ragazza di origini Italiane che, giunta in Messico, si imbatte nel suo futuro sposo. Tutti si sentono ormai dei veri esperti in materia, mi dicono “ciao” o addirittura “buongiorno” o mi chiedono “ti piace la pizza/la pasta?”. Io e il mio Paese non abbiamo più segreti per loro.

Quanto a me, mi accorgo in quel momento quanto poco sappiamo gli uni degli altri. Sarà bello conoscersi. Mi vedono di pelle chiara e mi scambiano per Americana, cercano di parlarmi in Inglese. In realtà per tutto il tempo che sono stata in Messico mi sono sentita molto più spagnola che inglese, molto più Messicana che Americana. Parlare in Spagnolo è venuto abbastanza naturale. E se nel senso di molte mie frasi è stato impossibile capirmi, tuttavia nel tono non sono mai stata fraintesa. Questo mi ha dato sicurezza.

Il lavoro consisteva nell'accudire bambini di un asilo dai 12 ai 18 mesi di età: quasi sempre piacevole, a volte un po' ripetitivo, mai pesante; cinque giorni alla settimana cinque ore al giorno. Così ho potuto viaggiare. Dicono che Jalisco sia lo stato più messicano del Messico. Ho conosciuto il tequila e il mariachi. Ho visitato la metropoli di Guadalajara, il lago di Chapala e la spiaggia di Puerto Vallarta. Quello che non ho potuto vedere, date le distanze in Messico e il tempo a disposizione, l'ho potuto però immaginare, grazie alla deliziosa cucina di Lety, che ogni giorno mi preparava un diverso piatto tipico di lì. 

Il Messico, parlando in generale, mi è sembrato un Paese complesso, culturalmente, data la compenetrazione tra le civiltà indios e i "conquistadores" e socialmente; convivono infatti una tecnologia avanzata con aspetti di maggiore arretratezza.

Ocotlàn non è una città tranquilla come si potrebbe pensare. Tutte le notti si sentono innumerevoli scoppi. Juan carlos mi dice che si tratta di “pirotecnia”, lanciati per celebrare feste religiose, che a loro piace così. Sicuramente è così, ma a me sembrano ugualmente spari. Anche dopo settimane non riesco ad abituarmici. C'è una piaga che affligge tutto il Paese e si sta espandendo qui in Jalisco. È il narcotraffico, un aspetto che chi stesse considerando Jalisco come meta di volontariato dovrebbe sicuramente tener presente. Ci sono stati attacchi vicino alla città durante il mio soggiorno, uno a pochi isolati da casa poco prima che arrivassi. È guerra aperta tra polizia e narcos. In qualche occasione ho avuto paura.

Nonostante tutto, le esperienze belle che ho vissuto in questo viaggio superano certamente in numero questi aspetti spiacevoli. Il bene è arrivato dalle persone che ho conosciuto, prime fra tutti la famiglia che mi ha ospitata e i volontari di ICYE Messico.

Sono felice: credo di aver raggiunto un risultato importante. Mi dispiace lasciare il Messico e la famiglia; hanno promesso di venirmi a trovare in Italia: vogliono conoscere il Paese. Si è creato un legame.

Licia

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